Giovanni Boccaccio - Nimfale fiesolano - Parigi, Molini 1778 (rara tiratura in carta forte vergata)
Nimfale fiesolano nel quale si contiene l'innamoramento di Affrico e Mensola, poemetto in ottava rima di Gioanni Boccaccio, ridotto a vera lezione. Londra e si trova a Parigi, presso Molini, 1778.
Cm. 20,5, pp. (2) iv, 160. Frontespizio inciso da Nicolas Delaunay su disegno di Clément-Pierre Marillier. Esemplare della tiratura in ottavo ad ampi margini stampata su carta forte vergata, “papier de Hollande” (esistono anche una tiratura in quarto, una in dodicesimo più comune e infine una in soli sei esemplari stampati su pergamena). Bella legatura strettamente coeva in piena pelle; dorso a 5 nervi con ricchi fregi agli scomparti e titolo in oro. Dentelles e tagli rossi. Piccole mende alle cuffie e qualche altro segno del tempo alla legatura. Esemplare stampato su “papier de Hollande”, nel complesso ben conservato con carte fresche e a pieni/ampi margini. Rara e raffinata edizione parigina esemplata su quella rivista e corretta del 1568, del Ninfale fiesolano del Boccaccio, poemetto idillico-mitologico in ottave, pubblicato per la prima volta nel 1477. Composto tra il 1344 e il 1346, si basa sulla favola etiologica che spiega miticamente il nome di due fiumicelli toscani, l'Africo e la Mensola, una sorta di favola delle prime origini della civiltà toscana. Le colline di Fiesole erano abitate da ninfe dedite al culto di Diana e alla caccia. Il pastore Africo s'innamora di una di esse, a nome Mensola, ma egli cerca invano per parecchi giorni di arrivare fino a lei, poiché le ninfe fuggono spaventate al suo cospetto. Su suggerimento di Venere, Africo si veste da ninfa e riesce con questo stratagemma a conseguire il suo intento. Mensola partorisce un figlio e s'innamora di Africo, che tuttavia, per paura di non poterla più rivedere, si butta giù da una rupe. Mensola, a sua volta, per punizione viene buttata da Diana nel fiume che poi prenderà il suo nome. Il figlioletto Proneo diventerà uno dei fondatori di Fiesole e porrà fine alla riununcia forzata all'amore cui erano costrette le ninfe. "È il frutto felice della pienezza giovanile del genio poetico del Boccaccio. Privo di fronde e di sovrastrutture (l'allegoria concettuale vi è implicita e appena accennata), esso verte tutto su una patetica storia d'amore, collocata in un tempo favoloso e remoto che rende poeticamente legittimo il vago color mitologico" (cfr. Daniele Mattalia in Dizionario Bompiani delle Opere, V, pp. 63-64).Cfr. Iccu; Parenti, Dizionario dei luoghi di stampa falsi, inventati o supposti, Firenze, 1951, p. 121 («Edizione stampata a Parigi dallo stesso Gian Claudio Molini»); Gamba, 227; Bacchi della Lega, Serie delle edizioni delle opere di Giovanni Boccaccio, Bologna, 1875, p. 130. L. Razzolini-A. Bacchi della Lega, Bibliografia dei testi di lingua a stampa citati dagli Accademici della Crusca, Bologna, 1890, p. 66 («Questo nitido libretto fa parte della Collezione degli Autori Italiani stampata a Parigi»).

























