Vittorio Giovanni Rossi - Il morto � tutto contento d'esser morto

Brani scelti: VITTORIO GIOVANNI ROSSI, Il morto � tutto contento d'esser morto (da Epoca, 26 Settembre 1971).

La nuova messa funebre ha perduto quel suo severo vigore che costringeva a riflettere anche chi non � credente.

Non si sa pi� come morire; la Messa da morto come � adesso fa piangere pi� di prima; ma non fa piangere per il morto: fa piangere per la Messa. Dico Messa da morto; dovrei dire Messa esequiale: ma io non sono un intellettuale come quelli che hanno fatto la Messa nuova da morto; e allora dire Messa da morto mi fa vedere la cosa; e dire Messa esequiale non me la fa vedere, ci devo pensare su un momento. Non mi piace parlare di cose della morte; ma la Messa da morto riguarda pi� i vivi che i morti; quello che riguarda i morti, non lo possiamo sapere. La morte � una cosa tremendamente seria, la pi� seria di tutte le cose che possono capitare all'uomo; perch� l'uomo che ha fatto quel passaggio, potr� diventare angelo o diavolo o niente; ma ha finito di essere uomo, e questa � una perdita, su cui non si pianger� mai abbastanza.
La vecchia Messa da morto faceva sentire quel dramma tremendo; la Messa da morto che c'� adesso, � come andare a cogliere margheritine nel prato e il parasole in mano.
Le hanno cambiato anche il colore; prima era nera, adesso � viola; il nero poteva disturbare l'uomo di adesso, fargli venire i complessi, come si usa adesso; come per le sculacciate ai bambini, una volta si davano come confetti; adesso dicono che l'onda della sculacciata pu� arrivare al cervello, e uno che stava per diventare un altro Leonardo da Vinci, diventa un cretino da ospizio. Il viola � come il vino allungato con l'acqua, non � n� vino n� acqua; non � n� caldo n� freddo, n� vivo n� morto; � un piccolo trucco per fare passare la morte come un aperitivo.
Quell'invocazione che si ripeteva lungo tutta la vecchia Messa, requiem aeternam dona eis, Domine, era grandiosa; era una invocazione a Dio nella grandiosa maest� della lingua sacra, non quella volgare di adesso, la stessa che serve per comprare i ravanelli in piazza del mercato; era l'invocazione a Dio di placare la tempesta, e riempiva e scrollava la volta della chiesa e dava un brivido a quelli che provvisoriamente restavano sulla sponda di qua. Adesso quell'"eterno riposo" della Messa nuova � adatto a uno che va in pensione, e si spera che gliela paghino. La Messa di adesso � fatta quasi tutta di salmi; e la poesia dei salmi � una grande poesia, grandi blocchi monumentali di poesia; ma trasferita nella lingua per comprare i ravanelli, e tradotta da gente brava a fare le liste della biancheria da mandare in lavanderia, la poesia dei salmi e delle altre letture sacre � diventata la poesia delle liste della biancheria.
"Il giusto, anche nel caso di morte prematura - trover� riposo. - Vecchiaia veneranda non � la longevit� - n� si calcola dal numero degli anni. - La canizie per gli uomini sta nella sapienza". Era un pezzo del Libro della Sapienza: era poesia, e poesia augusta; � diventato un pezzo di una polizza di assicurazione sulla vita. E anche in chiesa, anche alla presenza di un morto, non si sa se ridere o piangere.
Per mille anni e pi� la Chiesa cattolica ha insegnato a pensare a una parte importante del genere umano; ha avuto con s� la grande arte, la grande poesia, la grande musica; ossia mille anni di civilt� occidentale sono stati mille anni cattolici; e ora si � ridotta a fare i rifornimenti nei magazzini del linguaggio dei politici e dei sindacalisti, gente notoriamente piena di sapienza e belle lettere. E non dice pi� "la santa Messa"; dice la "Messa comunitaria"; e la messa non sa pi� di anima, cosa strettamente individuale; sa di mensa aziendale. Non dice pi� "i fedeli" o "i credenti", come dice cos� bene l'islam; dice la "comunit� di base"; e sa di comizio e tessera in tasca; ma se Dio ha fatto lui i cieli e la terra con sopra questa bella razza degli uomini, non deve dare molta importanza alle tessere in tasca. E allora la Chiesa cattolica ha potuto togliere tranquillamente dalla Messa le preghiere alla Madonna piene di dolce poesia; togliere il cos� detto ultimo Vangelo, cio� il principio del Vangelo di Giovanni, quello "In principio era il Verbo. E il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio"; e niente di pi� spirituale � mai stato detto da bocca d'uomo. E nello spazio rimasto libero hanno collocato cose spirituali e poetiche come "questo pane, frutto della terra e del nostro lavoro... questo vino, frutto della vite e del nostro lavoro"; ed � roba che sa di cooperativa agricola.
Quando la Chiesa cattolica ha ripudiato il latino, una voce altissima della Chiesa Cattolica ha detto che finalmente quelli che pregavano avrebbero capito quello che pregavano. Quella voce era la voce delle grandi parole; cos� poteva sembrare che tutti i secoli di preghiere fatte dagli uomini erano andate in fumo, perch� essi non sapevano quello che dicevano. Ma il giorno che un uomo pregante capir� quello che sta dicendo, potr� smettere di pregare; la preghiera � un discorso con le cose invisibili e inconoscibili, cio� col mistero; e se il pregante riesce a sapere che cosa c'� dentro il guscio del mistero, pu� smettere di pregare e mandargli una cartolina postale; basta che non la mandi con le poste della nota repubblica fondata sul lavoro. La religione � di l� da tutte le spiegazioni; � fuori di tutte le prove sperimentali; i ragionamenti sulle cose che non si possono osservare, sperimentare, misurare, sono spiegazioni che non spiegano niente. Fin che restano idee, le idee non sono n� vere n� false, n� buone n� cattive: sono idee, cio� discorsi ben fatti o mal fatti, e si chiamano le dialettiche. E le dialettiche sono le equazioni differenziali degli imbecilli di oro fino. Se invece di dire Agnus Dei qui tollis peccata mundi, uno dice "Agnello di Dio, che ti assumi i peccati del mondo", ne sa quanto prima; cio� in qualunque linguaggio lo dica, dice una cosa che � tenuta in piedi non dalle prove, come il cos� detto principio di Newton, ma dal crederci o non crederci. Montagne di parole sono state dette e scritte per spiegare che cosa vuol dire o per dire che non vuol dire niente; ma l'uomo che lo dice o lo sente dire, pu� sentire dentro di s� una grande luce che si apre e splende come un sole; oppure non accendersi niente; dipende da lui, non dalle parole dette o sentite.
Hanno tolto cose poetiche della Messa; e solo la poesia, non le spiegazioni, pu� fare vedere le cose che non si vedono; e lo spazio tolto alla poesia lo hanno dato alla predica. Facevano la Messa nuova; e si sono lasciati scappare l'occasione gaudiosa di chiudere la bocca ai predicatori. La Chiesa cattolica non sapr� mai quanta gente ha perduto per via dei predicatori. Il gesuita portoghese padre Vieira era un grande predicatore: 300 anni fa ha fatto la predica ai predicatori; gli ha detto che piuttosto che parlare a quel modo, era meglio tacere che parlare. San Francesco parlava agli uccelli, e gli uccelli lo ascoltavano perch� gli pareva uno che parlava come loro, uno di loro; adesso quando il predicatore predica, mi viene la voglia di essere un grande peccatore, per fare dispetto a quel predicatore.
Quelli che hanno fatto la Messa nuova, hanno capito che non bastava sfrattare il latino, per dare pi� spiritualit� alla Messa; e hanno inventato le strette di mano. � la cosa pi� comica che sia mai stata fatta in una chiesa cattolica. Ci sono vecchie pettegole che si voltano indietro alla ricerca di altre mani da stringere; non gli bastano quelle laterali. Ma io guardo in su; non vedo mani da stringere; il teatro in chiesa non mi � mai piaciuto.
Hanno sfrattato il canto gregoriano, e non c'� canto pi� religioso, religiosamente pi� puro di quello; hanno sfrattato la grande musica. Forse hanno ascoltato quelli che dicevano che la Chiesa cattolica � un prodotto dell'Occidente; ma anche la scienza e la tecnica sono un prodotto dell'Occidente; eppure gialli e neri adoperano con disinvolto fervore le cose meccaniche, le medicine, i modi di vestire e comportarsi dell'Occidente. Qualcuno che non era uno stupido, ha detto che hanno fatto pi� miracoli i santi scolpiti e dipinti, che non i santi vivi; ed � vero; per� si � dimenticato della musica, della grande musica. La grande musica ha portato a Dio pi� gente, che non tanti secoli di teologia; quel vento misterioso che entra nell'uomo, e lo invade, e lo muove come il vento muove il mare; e l'uomo piange o ride beato, si sente felice o triste, e non sa perch�; e quella � la musica, la grande musica; e l'uomo poteva vedere la faccia di Dio, che nessuna descrizione della faccia di Dio � mai riuscita a fargli vedere. E la Chiesa cattolica, una volta considerata intelligente anche troppo, ha buttato la sua grande musica fuori bordo; ai pesci. Leonardo diceva che quando suonano le campane, nel suono delle campane l'uomo pu� mettere tutto quello che vuole; le sue gioie, i suoi dolori, le sue speranze. Ora nella nuova Messa cantata, quella per i vivi e quella per i morti, i canti nuovi offrono gioielli come questo: "Mi risplenda la luce del ver - e mi guidi sul retto sentier"; o come quest'altro: "... evitiamo di dividerci tra noi - via le lotte maligne, via le liti", e altre stupidaggini come queste, innumerevoli. E poi la musica, la musica nuova che accompagna quelle stupidaggini, e fa venire le rughe alla pancia. Il muezzin che dal minareto musulmano chiama alla preghiera dell'aurora, grida ai quattro venti, "� meglio pregare che dormire! ... � meglio pregare che dormire!"; e fa commozione anche a chi non � musulmano; e ora coi suoi nuovi canti e suoni la Chiesa cattolica sembra dire ai suoi fedeli, che � meglio dormire che pregare. Ma nelle pietre delle chiese cattoliche c'� ancora la eco viva dei vecchi canti, delle vecchie musiche; e il giorno che quella eco gloriosa si sar� spenta, la Chiesa cattolica si potr� mettere a vendere caramelle e pianeti della fortuna. La vecchia liturgia cattolica ha fatto arrabbiare tanta gente; ma non ha mai fatto ridere nessuno.
Dalla Messa da morto hanno tolto il Dies irae. Devono aver pensato che potevano conturbare le anime gracili di questi tempi svirilizzati; e hanno demolito la Messa da morto. Quando nella Chiesa scoppiava quel canto, "Dies irae, dies illa, solvet saeclum in favilla... Il rimbombare della tromba per i campi seminati di sepolcri... Prostrato a terra, invoco piet�"; quel canto faceva un rimbombo immenso dentro l'uomo che ascoltava, credente o non credente, perch� la morte riguarda tutti, credenti e non credenti. La religione si regge sull'esistenza del dolore e su quella della morte; nessuno pu� abolire definitivamente dentro l'uomo una religione, se non abolisce il dolore e la morte. Quel canto tremendo lo metteva con la faccia dentro la faccia della morte; e allora lui cercava disperatamente la faccia di Dio; la faccia di quello che non muore. E il Libera; il Libera che anch'esso doveva essere cantato in latino; perch� solo cos�, con una lingua che non � quella per comprare i ravanelli, l'uomo pu� dire a Dio la sua disperazione; dirgli che lo liberi dalla morte eterna, "Libera me, Domine, de morte aeterna...� quando verrai a giudicare il mondo col fuoco...".
La Messa da morto era qui, in questi canti terribili e virili; quando si celebrava in una chiesa di villaggio, quella chiesa diventava immensa, una grande cattedrale. Poi l'uomo vivo usciva a testa bassa dalla chiesa dietro il morto, perch� quei canti continuavano a rimbombargli dentro, come quando il cielo � pieno di folgori e tuoni. Ora nella Messa nuova il prete parla lui della morte; lui che non sa che cosa � la vita, dovrebbe spiegare ai vivi che cosa � la morte. Cos� la Messa da morto � diventata una Messa coi fiori di plastica, e il burro e la marmellata. Il morto cinguetta sul ramo, come un passerotto; e tutto contento che � morto, e ora si metter� a tavola con gli angeli, i santi, i martiri, i patriarchi, il pane e burro e marmellata. Ma io ho gi� detto al mio parroco, uomo pio, che se mi celebra quella Messa del pane e burro e marmellata, io mi rifiuter� di morire. Per� la nuova Messa da morto � la Messa di questa Chiesa cattolica di adesso; la grande Caterina da Siena direbbe che essa ha perso l'anima virile; dove i preti fanno quello che vogliono, si travestono come vogliono; e quei teologi nuovi che vogliono una religione cattolica da rivedere continuamente e a rivederla siano i parrocchiani e il loro parroco, e facciano le votazioni, per esempio, votare se oggi che � gioved� nell'ostia consacrata c'� Cristo o non c'�. E quegli uomini di chiesa che parlano del giorno che nel posto di Dio si metter� il Pithecantropus, ossia l'ominide di Giava, perch� l'uomo � tutto. Una volta bruciavano anche per cose pi� piccole di queste; adesso quelli che dicono queste cose, non sono buoni neanche come legna da bruciare.