Niccol� Machiavelli - Che si conviene a un principe perch� sia stimato (da Il Principe)

Brani scelti: Niccol� Machiavelli, Il Principe, capitolo XXIII:
Che si conviene a un principe perch� sia stimato - Quod principem deceat ut egregius habeatur.

1. Nessuna cosa fa tanto stimare uno principe, quanto fanno le grandi imprese e dare di s� rari esempli. Noi abbiamo ne' nostri tempi Ferrando di Aragonia, presente re di Spagna. Costui si pu� chiamare quasi principe nuovo, perch�, d'uno re debole, � diventato per fama e per gloria el primo re de' Cristiani; e, se considerrete le azioni sua, le troverrete tutte grandissime e qualcuna estraordinaria. Lui nel principio del suo regno assalt� la Granata; e quella impresa fu il fondamento dello stato suo. Prima, e' la fece ozioso, e sanza sospetto di essere impedito: tenne occupati in quella li animi di quelli baroni di Castiglia, li quali, pensando a quella guerra, non pensavano a innovare; e lui acquistava in quel mezzo reputazione et imperio sopra di loro, che non se ne accorgevano. Poss� nutrire con danari della Chiesia e de' populi eserciti, e fare uno fondamento, con quella guerra lunga, alla milizia sua, la quale lo ha di poi onorato. Oltre a questo, per possere intraprendere maggiori imprese, servendosi sempre della relligione, si volse ad una pietosa crudelt�, cacciando e spogliando, el suo regno, de' Marrani; n� pu� essere questo esemplo pi� miserabile n� pi� raro. Assalt�, sotto questo medesimo mantello, l'Affrica; fece l'impresa di Italia; ha ultimamente assaltato la Francia: e cosí sempre ha fatte et ordite cose grandi, le quali sempre hanno tenuto sospesi et ammirati li animi de' sudditi e occupati nello evento di esse. E sono nate queste sua azioni in modo l'una dall'altra, che non ha dato mai, infra l'una e l'altra, spazio alli uomini di potere quietamente operarli contro.

2. Giova ancora assai a uno principe dare di s� esempli rari circa governi di dentro, simili a quelli che si narrano di messer Bernab� da Milano, quando si ha l'occasione di qualcuno che operi qualche cosa estraordinaria, o in bene o in male, nella vita civile, e pigliare uno modo, circa premiarlo o punirlo, di che s'abbia a parlare assai. E sopra tutto uno principe si debbe ingegnare dare di s� in ogni sua azione fama di uomo grande e di uomo eccellente.

3. � ancora stimato uno principe, quando elli � vero amico e vero inimico, cio� quando sanza alcuno respetto si scuopre in favore di alcuno contro ad un altro. Il quale partito fia sempre pi� utile che stare neutrale: perch�, se dua potenti tua vicini vengono alle mani, o sono di qualit� che, vincendo uno di quelli, tu abbia a temere del vincitore, o no. In qualunque di questi dua casi, ti sar� sempre pi� utile lo scoprirti e fare buona guerra; perch� nel primo caso, se non ti scuopri, sarai sempre preda di chi vince, con piacere e satisfazione di colui che � stato vinto, e non hai ragione n� cosa alcuna che ti defenda n� che ti riceva. Perch�, chi vince, non vuole amici sospetti e che non lo aiutino nelle avversit�; chi perde, non ti riceve, per non avere tu voluto con le arme in mano correre la fortuna sua.

4. Era passato in Grecia Antioco, messovi dalli Etoli per cacciarne Romani. Mand� Antioco ambasciatori alli Achei, che erano amici de' Romani, a confortarli a stare di mezzo; e da altra parte Romani li persuadevano a pigliare le arme per loro. Venne questa materia a deliberarsi nel concilio delli Achei, dove el legato di Antioco li persuadeva a stare neutrali: a che el legato romano respose: «Quod autem isti dicunt non interponendi vos bello, nihil magis alienum rebus vestris est; sine gratia, sine dignitate, praemium victoris eritis».

5. E sempre interverr� che colui che non � amico ti ricercher� della neutralit�, e quello che ti � amico ti richieder� che ti scuopra con le arme. E li principi mal resoluti per fuggire e' presenti periculi, seguono el pi� delle volte quella via neutrale, e il pi� delle volte rovinano. Ma, quando el principe si scuopre gagliardamente in favore d'una parte, se colui con chi tu ti aderisci vince, ancora che sia potente e che tu rimanga a sua discrezione, elli ha teco obligo, e vi � contratto l'amore; e li uomini non sono mai sí disonesti, che con tanto esemplo di ingratitudine ti opprimessino. Di poi, le vittorie non sono mai sí stiette, che il vincitore non abbi ad avere qualche respetto, e massime alla giustizia. Ma, se quello con il quale tu ti aderisci perde, tu se' ricevuto da lui; e mentre che pu� ti aiuta, e diventi compagno d'una fortuna che pu� resurgere. Nel secondo caso, quando quelli che combattono insieme sono di qualit� che tu non abbia a temere, tanto � maggiore prudenzia lo aderirsi; perch� tu vai alla ruina d'uno con lo aiuto di chi lo doverrebbe salvare, se fussi savio; e, vincendo, rimane a tua discrezione, et � impossibile, con lo aiuto tuo, che non vinca.

6. E qui � da notare, che uno principe debbe avvertire di non fare mai compagnia con uno pi� potente di s� per offendere altri, se non quando la necessit� lo stringe, come di sopra si dice; perch�, vincendo, rimani suo prigione: e li principi debbono fuggire, quanto possono, lo stare a discrezione di altri. Viniziani si accompagnorono con Francia contro al duca di Milano, e potevono fuggire di non fare quella compagnia; di che ne result� la ruina loro. Ma, quando non si pu� fuggirla, come intervenne a' Fiorentini, quando el papa e Spagna andorono con li eserciti ad assaltare la Lombardia, allora si debba el principe aderire per le ragioni sopradette. N� creda mai alcuno stato potere pigliare partiti securi, anzi pensi di avere a prenderli tutti dubii; perch� si truova questo nell'ordine delle cose, che mai non si cerca fuggire uno inconveniente che non si incorra in uno altro; ma la prudenzia consiste in sapere conoscere le qualit� delli inconvenienti, e pigliare il men tristo per buono.

7. Debbe ancora uno principe monstrarsi amatore delle virt�, et onorare li eccellenti in una arte. Appresso, debbe animare li sua cittadini di potere quietamente esercitare li esercizii loro, e nella mercanzia e nella agricultura, et in ogni altro esercizio delli uomini, e che quello non tema di ornare le sua possessione per timore che le li sieno tolte, e quell'altro di aprire uno traffico per paura delle taglie; ma debbe preparare premi a chi vuol fare queste cose, et a qualunque pensa, in qualunque modo ampliare la sua citt� o il suo stato. Debbe, oltre a questo, ne' tempi convenienti dell'anno, tenere occupati e' populi con le feste e spettaculi. E, perch� ogni citt� � divisa in arte o in trib�, debbe tenere conto di quelle universit�, raunarsi con loro qualche volta, dare di s� esempli di umanit� e di munificenzia, tenendo sempre ferma non di manco la maest� della dignit� sua, perch� questo non vuole mai mancare in cosa alcuna.