L'ispiratore: Lucio Apuleio

Note bio-bibliografiche intorno a Lucio Apuleio
Notizie tratte dalla voce A. in Dizionario Enciclopedico Italiano (Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, 1970).�
Vita. Apul�io (lat. Apuleius o Appuleius; il prenome Lucio � forse nato dalla confusione col protagonista del suo romanzo). Scrittore latino di origine africana (Madaura 125 d. C. circa - Cartagine 180 d. C. circa); Madaura � fra la Numidia e la Getulia, per cui egli si diceva mezzo numida e mezzo getulo. Studi� a Cartagine, poi ad Atene, le pi� svariate discipline ed arti, ma soprattutto filosofia platonica. Viaggi� per l'Asia greca e fu anche a Roma. Tornato in Africa fu ospite, all'et� di circa 30 anni, in Oea (Tripoli) d'uno suo compagno di studi, Ponziano, e anche per suggestione di lui ne spos� la ricca madre Emilia Pudentilla, vedova da circa 15 anni. Ma morto di l� a poco Ponziano, il giovanissimo fratello minore, Sicinio Pudente, istigato�anche dal suocero di Ponziano�(che per cupidigia dell'eredit� di Pudentilla voleva fargli sposare, quando fosse giunto a maggiore et�, la propria figlia oramai vedova di Ponziano) accus� Apuleio di magia e di avere adescato con sortilegi la matura Pudentilla per avidit� di denaro. Apuleio si difese con abilit� ed energia e fu prosciolto, non si sa per� se con formula piena. Si stabil� poi a Cartagine, dove ebbe cariche sacerdotali.
Opere. Le opere superstiti di Apuleio sono scritti di retorica (Apologia e Florida), un romanzo (Metamorfosi), tre trattati filosofici. L'Apologia (o Pro se de magia liber) � l'orazione tenuta da A. per discolparsi dall'accusa di magia, rimaneggiata in seguito dall'autore; il tono � scherzoso e beffardo, abbondano episodi, digressioni; � un raro documento dell'eloquenza giudiziaria sotto l'Impero e ci d� notizie preziose sugli usi giudiziari e sulle pratiche magiche. I Florida sono una specie d'antologia della lussureggiante eloquenza apuleiana, fatta forse da un discepolo o ammiratore di A., dei 4 libri di declamazioni (sono 23 estratti) tenute da A. a Cartagine nel tempo in cui regnarono insieme M. Aurelio e L. Vero (161-169 d. C.). Le Metamorfosi (Metamorphoseon libri XI) , Asino d'oro (Asinus aureus), sono l'opera principale: dovette essere scritta dopo l'Apologia, altrimenti gli accusatori d'A. ne avrebbero tratto profitto per rinforzare le loro accuse, dato che l'opera � licenziosa in gran parte e piena di portenti magici. E' un romanzo, contenente il racconto delle avventure che capitano a un giovane Lucio, trasformato in asino, prima che egli possa tornare a forma umana mangiando un cespo di rose. Degli scritti filosofici, il De deo Socratis � un trattatello di demonologia; il De Platone et eius dogmate, in due libri, � un'introduzione alla filosofia di Platone. Il De mundo � un libero rifacimento dello scritto pseudo-aristotelico dello stesso titolo. Fra le opere apocrife si ricordi l'Asclepius, dialogo fra Ermete Trismegisto e Asclepio.
Critica. Apuleio � una delle figure pi� singolari della letteratura provinciale latina, gi� sottratta al potere accentratore di Roma. Scrittore latino, ma espertissimo anche della lingua greca, svolse la sua attivit� lontano dalla capitale avvicinandosi al movimento culturale ellenistico che va sotto il nome di "seconda sofistica": con essa ha comune l'abito del conferenziere pronto a ostentare in ogni occasione la sua abilit� e la sua cultura, e anche, in fondo, l'inclinazione alla novellistica, sebbene il suo romanzo si differenzi notevoltemente da quello greco e si avvicini piuttosto, per toni realistici, al suo precedente latino, il Satyricon di Petronio. A. si professa filosofo e platonico: ma, precorrendo in ci� alcuni caratteri del neoplatonismo, egli tende a isolare e a valorizzare nella dottrina del maestro tutto quanto inclini al misterico; e spesso nelle sue opere egli appare vibrante di una religiosit� torbida, aperta ad esperienze magiche e iniziatiche, quella religiosit� che riconosceva il suo profeta in Apollonio di Tiana. Nel contrasto tra il verismo beffardo e spesso scurrile di alcuni episodi, l'assurdit� delle scene magiche, il calore dell'aspirazione mistica � forse il fascino maggiore del romanzo di A., anche se il trapasso da un atteggiamento all'altro ci appare spesso realizzato in maniera elementare. A. � comunque un narratore felicissimo, specialmente nei toni scanzonati della novella salace o in quelli ingenui della fiaba (meno in quelli truci di alcune narrazioni che vorrebbero essere tragiche). Lo stile smagliante, rotto a tutti gli accorgimenti retorici, saturo di esperienze culturali e tuttavia personalissimo, esercit� notevole influsso sulla successiva letteratura, anche sulla prosa latina del Petrarca. Il Boccaccio trasse dall'Asino d'oro ispirazione ad alcune novelle; Agnolo Firenzuola (sec. 16�), lo tradusse rielaborandolo in italiano.









