Umberto Eco - Il rapporto tra il valore artistico e il successo di un'opera

Brani scelti: UMBERTO ECO, La bustina di Minerva (Milano, Bompiani 2000).
Ho seguito le settimane scorse alcune discussioni sul fatto se Hesse possedesse qualit� letterarie tali da giustificare il suo continuo successo. Hesse a parte, ho l'impressione che in questa occasione si sia riproposto un equivoco duro a morire, e cio� che non solo ci sia un rapporto tra il valore artistico e il successo di un'opera, ma addirittura si tratti di un rapporto inverso. Questo modo di pensare si � ulteriormente sviluppato di fronte alla diffusione della cultura di massa (da met� Ottocento ai giorni nostri), dove il prodotto tende a strizzare l'occhio al pubblico e a vellicarne sovente le propensioni meno nobili. Ma per quanto riguarda le arti e le lettere, il modello dell'artista grande, ma incompreso e sfortunato in vita, � di stampo romantico ed � stato ampliato dalle avanguardie novecentesche, le quali si proponevano programmaticamente la sfida dei gusti correnti, e quindi il rifiuto da parte del pubblico era indice di riuscita. Il che era vero per Picasso, ma ha permesso a molti sventurati di credersi l'Anti-Artusi solo perch� i loro manicaretti davano il voltastomaco.
Per� in passato era altrettanto vincente il modello dell'artista vezzeggiato dai potenti e idolatrato dal popolo. Dante aveva avuto degli insuccessi politici, ma non letterari, prova ne sia che la leggenda lo vuole irritato col fabbro che storpia i suoi versi, segno che gi� in vita era ammirato persino dagli analfabeti. Artisti grandissimi hanno avuto immediato e vasto successo (Virgilio, Giotto, Shakespeare, Manzoni e Tolstoj); altri altrettanto grandi furono disprezzati, o amati solo da pochi eletti (Nerval o Joyce), e parimenti hanno galvanizzato le folle opere di scarso valore artistico, come i romanzi di Sue o Via col vento.
L'umanit� si arrovella da secoli per definire le condizioni del valore artistico, ma ha dedicato poche riflessioni alle condizioni del successo, che non sono mai casuali. Le pi� ovvie sono quelle per cui un'opera incarna in qualche modo sentimenti e ideali in cui la societ�, o una parte di essa, desidera riconoscersi: Corneille, Hesse appunto (almeno per una frangia giovanile), Berchet o Manzoni, la Marsigliese, il Topolino del New Deal e il Virgilio del secolo aureo. Non � una questione di valore, ma di adeguatezza rispetto a un sistema di attese.
Altre volte il successo � dovuto a una certa "cantabilit�", e anche questa qualit� � indipendente dal valore artistico (ovvero costituisce condizione di artisticit� elementare che pu� apparire sia in un'opera grandissima che in un prodotto artigianale). Verdi � cantabile, ed � cantabile Pippo non lo sa; le storie di Nero Wolfe sono cantabili come i telefilm del tenente Colombo, ma cantabilissimo � sempre apparso Petrarca. Invece uno dei pi� grandi gioielli della letteratura di tutti i tempi, Sylvie di Nerval, sembra cantabile, mentre ha in realt� una struttura armonica cos� complessa che si pu� solo rileggerlo, non solfeggiarlo a memoria. Vivaldi � cantabile e Debussy no.
Ma tempo fa, cercando di spiegare perch� Casablanca fosse diventato oggetto di culto, ho avanzato l'ipotesi che una condizione del successo e del culto sia la "sgangheratezza" dell'opera. Casablanca � stato costruito a pezzi e a bocconi mettendoci dentro tutti i clich� possibili, e ne � venuto fuori un manuale di cinefilia. Proprio per questo pu� essere usato, per cos� dire, a pezzi smontabili, ciascuno dei quali diventa citazione, archetipo. Ma oltre alla sgangheratezza c'� anche la sgangherabilit�. In un saggio memorabile Eliot aveva azzardato che questa fosse anche la ragione del successo di Amleto, la meno compiuta e costruita delle tragedie shakespeariane, fusione non completamente riuscita tra diverse fonti, che diventa bello perch� interessante e non interessante perch� bello. La Divina Commedia non � per nulla sgangherata, ma risulta per� sgangherabile al punto tale che i suoi fanatici giocano persino a fare crittografie dantesche, usando versi singoli e sfusi.
L'immenso millenario successo della Bibbia � dovuto alla sua sgangherabilit�, visto che (Dio mi perdoni) � stata scritta a pi� mani. Amleto rimane un'opera sublime, mentre il Rocky Horror Picture Show (diciamolo) � una immonda schifezza, eppure entrambi sono oggetti di culto, l'uno perch� sgangherabile e l'altro perch� cos� sgangherato da permettere ogni gioco d'interazione possibile. E poi rimane quell'altro enigmatico oggetto di culto (ma non popolare) che � il Finnegans Wake di Joyce: volutamente concepito proprio affinch� potesse essere sgangherato all'infinito.







