Umberto Eco - Come giustificare una biblioteca privata

Umberto Eco - Come giustificare una biblioteca privata

Brani scelti: UMBERTO ECO, Il secondo diario minimo (Milano, Bompiani 1992).

Di solito, fin da piccolo, sono stato esposto a due (e due sole) sorte di battute: "Tu sei (lei �) quello che risponde sempre" e "Tu risuoni (lei risuona) nelle valli". Per tutta l'infanzia ho creduto che, per un caso curioso, tutte le persone che incontravo fossero stupide. Poi, arrivato alla mia tarda et�, ho dovuto convincermi che ci sono due leggi a cui nessun essere umano pu� sottrarsi: la prima idea che viene in mente � la pi� ovvia, e avuta una idea ovvia, non viene in mente che altri possano gi� averla avuta prima.

Dispongo di una collezione di titoli di recensioni, in tutte le lingue di ceppo indoeuropeo, che si muovono tra "L'eco di Eco" e "Un libro che fa eco". Salvo che in questo caso ho il sospetto che questa non sia la prima idea che � venuta in mente al redattore; � che la redazione si � riunita, ha discusso una ventina di titoli possibili, e finalmente il caporedattore si � illuminato in volto e ha detto: "Ragazzi, mi � venuta una idea fantastica!" E i collaboratori. "Capo, sei un demonio, come � che ti vengono?" "� un dono," avr� risposto.

Con questo non voglio dire che la gente sia banale. Prendere come inedita, inventata per illuminazione divina, una ovviet�, rivela una certa freschezza di spirito, un entusiasmo per la vita e la sua imprevedibilit�, un amore per le idee � per piccole che siano. Ricorder� sempre il mio primo incontro con quel grande uomo che � stato Erving Goffman: lo ammiravo e amavo per la genialit� e profondit� con cui sapeva cogliere e descrivere le pi� sottili sfumature del comportamento sociale, per la capacit� con cui sapeva individuare tratti infinitesimali che a tutti erano sfuggiti sino ad allora. Ci siamo seduti in un caff� all'aperto e dopo un poco, guardando la strada, mi ha detto: "Sai, io credo che ormai nelle citt� circolino troppe automobili." Forse non ci aveva mai pensato, perch� pensava a cose ben pi� importanti; aveva avuto una illuminazione improvvisa e la freschezza mentale per enunciarla. Io, piccolo snob avvelenato dalla Seconda inattuale di Nietzsche, avrei avuto ritegno a dirlo, anche se lo penso.

Il secondo shock da ovviet� sopravviene a molti che si trovano nelle mie condizioni, che cio� posseggono una biblioteca abbastanza vasta � tale che entrando in casa nostra non si pu� fare a meno di notarla, anche perch� non c'� altro. Il visitatore entra e dice: "Quanti libri! Li ha letti tutti?" All'inizio ritenevo che la frase rivelasse solo persone di scarsa dimestichezza con il libro, aduse a vedere solo scaffaletti con cinque gialli e una enciclopedia dei ragazzi a dispense. Ma l'esperienza mi ha insegnato che la frase viene pronunciata anche da persone insospettabili. Si pu� dire che si tratta pur sempre di persone che hanno una nozione dello scaffale come deposito di libri letti e non della biblioteca come strumento di lavoro, ma non basta. Ritengo che di fronte a molti libri chiunque sia preso dall'angoscia della conoscenza, e fatalmente scivoli verso la domanda che esprime il suo tormento e i suoi rimorsi.

Il problema � che alla battuta "Lei � quello che risponde" basta reagire con un risolino e al massimo, se si vuol essere gentili, con un "Buona, questa!" Ma alla domanda sui libri occorre rispondere, mentre la mascella si irrigidisce e rivoli di sudore diaccio colano lungo la colonna vertebrale. Io un tempo avevo adottato la risposta sprezzante: "Non ne ho letto nessuno, altrimenti perch� li terrei qui?" Ma � una risposta pericolosa perch� scatena l'ovvia reazione: "E dove mette quelli che ha letto?" Migliore � la risposta standard di Roberto Leydi: "Molti di pi�, signore, molti di pi�", che gela l'avversario e lo piomba in uno stato di stuporosa venerazione. Ma la trovo impietosa e ansiogena. Ora ho ripiegato verso l'affermazione: "No, questi sono quelli che debbo leggere entro il mese prossimo, gli altri li tengo all'universit�", risposta che da un lato suggerisce una sublime strategia ergonomica, e dall'altro induce il visitatore ad anticipare il momento del congedo.